l centro Barrios ha sede in periferia, alla Barona. Per
arrivarci si percorrono intere vie di palazzi non brutti, non degradati, che però non
offrono né un negozio né un bar. Non devessere bello tornare da queste parti la
sera. Al Barrios cè viavai di giovani, vestiti scuri e aria
giustamente vitale che combatte il grigiore del pomeriggio dinverno.
Un binomio, i giovani e le periferie, tenuto ai margini dalla Milano della finanza e
del terziario, ma ricco di potenzialità per il futuro se la città saprà investirci
risorse di intelligenza. Nelle periferie, infatti, letà media è più bassa e si
concentra anche la maggioranza delle aree industriali dismesse, che potrebbero essere
riqualificate con una politica urbanistica di largo respiro.
Il Barrios è un centro sociale per giovani voluto da don Gino Rigoldi,
presidente di Comunità nuova. Ne ha aperto uno simile in unaltra periferia, Baggio,
con le stesse ambizioni: «Cè bisogno di luoghi dove si faccia una cultura per i
giovani, dove possano incrementare le relazioni, combattere lindividualismo e
lozio e impegnarsi nel sociale. A Milano cè poco o niente per chi è fuori
dal circuito cinema-teatri-sport-parrocchie. Se invece si va in altre grandi città
europee come Londra e Francoforte, ma anche Lione e Stoccarda, è normale che ogni
quartiere abbia centri sociali sia per gli anziani sia per i giovani».
«Di bello qui alla Barona cè solo questo centro», dice con enfasi Fabio, 14
anni, che di pomeriggio frequenta con altri la sala dei computer e di sera viene per gli
spettacoli: rock il lunedì, cabaret il martedì, jazz il mercoledì, iniziative varie il
sabato e la domenica. A breve partirà un doposcuola e più in là aprirà una birreria.
«A Milano vorrei che per i giovani si curassero anche i luoghi della cosiddetta
normalità», sottolinea don Rigoldi, «e che le scuole, specie nelle periferie, fossero
luoghi di cultura reale».
A qualche chilometro di distanza, nella zona della stazione Garibaldi, anche i giovani
che frequentano il Deposito Bulk organizzano la loro cultura giovanile, diversa ma
non opposta a quella di don Rigoldi. Il Bulk è un centro sociale in una ex scuola
occupata da un anno, uno dei volti della cosiddetta "Milano antagonista". «Ma
più che di antagonismo preferiamo parlare di reti solidali», dicono Michelangelo e
Alioscia, 19 e 30 anni, «perché cerchiamo di dare risposte che non arrivano da
nessunaltra parte. Il disagio dei giovani dei centri sociali è condiviso da
unarea 300 volte più vasta».
Pochi mesi fa dal Bulk è partita loccupazione di un edificio comunale
abbandonato che si vorrebbe destinare a pensionato studentesco e ostello, a prezzi bassi.
Ma le trattative con il Comune per il momento non vanno oltre il dialogo. «Milano la vivi
se hai i soldi», rileva Alioscia. «È una città a senso unico: viva ed europea, ma solo
per il business. Se tu vai in qualsiasi città dEuropa trovi unattenzione ben
diversa ai servizi sociali. Qui da noi, chi lavora tra la gente sono i centri sociali e
gli oratori».
Rabbia e scontento verso una città e una cultura considerate più matrigne che madri
sono palpabili, eppure almeno al Bulk non si respira lempito
rivoluzionario degli anni Settanta: «Il sistema economico non è reversibile», osserva
Alioscia, «ma ci può essere un modo corretto di lavorare sulla città, un metodo per cui
gli interessi dei cittadini prevalgano sul privato». Vista con gli occhi dei giovani,
lEuropa è ancora lontana.
r.b.
I GIOVANI IN CIFRE
Alunni delle scuole dellobbligo: 60.971; alunni
delle superiori: 50.944; iscritti alluniversità: 182.724; laureati in un anno:
17.317. Iscritti alle civiche scuole secondarie: 27.807. Dati 97 di MeglioMilano. |