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Inchiesta - Milano senza veli

INCHIESTA - Per i giovani delle periferie l’Europa resta lontana

«NO AL SENSO UNICO»
    
di ROSANNA BIFFI
    

   Famiglia Cristiana n.3 del 24-1-1999 - Home Page «La città è viva e moderna solo per gli affari», dicono i ragazzi dei centri giovanili. «E noi?».

Il centro Barrio’s ha sede in periferia, alla Barona. Per arrivarci si percorrono intere vie di palazzi non brutti, non degradati, che però non offrono né un negozio né un bar. Non dev’essere bello tornare da queste parti la sera. Al Barrio’s c’è viavai di giovani, vestiti scuri e aria giustamente vitale che combatte il grigiore del pomeriggio d’inverno.

Un binomio, i giovani e le periferie, tenuto ai margini dalla Milano della finanza e del terziario, ma ricco di potenzialità per il futuro se la città saprà investirci risorse di intelligenza. Nelle periferie, infatti, l’età media è più bassa e si concentra anche la maggioranza delle aree industriali dismesse, che potrebbero essere riqualificate con una politica urbanistica di largo respiro.

Il Barrio’s è un centro sociale per giovani voluto da don Gino Rigoldi, presidente di Comunità nuova. Ne ha aperto uno simile in un’altra periferia, Baggio, con le stesse ambizioni: «C’è bisogno di luoghi dove si faccia una cultura per i giovani, dove possano incrementare le relazioni, combattere l’individualismo e l’ozio e impegnarsi nel sociale. A Milano c’è poco o niente per chi è fuori dal circuito cinema-teatri-sport-parrocchie. Se invece si va in altre grandi città europee come Londra e Francoforte, ma anche Lione e Stoccarda, è normale che ogni quartiere abbia centri sociali sia per gli anziani sia per i giovani».

«Di bello qui alla Barona c’è solo questo centro», dice con enfasi Fabio, 14 anni, che di pomeriggio frequenta con altri la sala dei computer e di sera viene per gli spettacoli: rock il lunedì, cabaret il martedì, jazz il mercoledì, iniziative varie il sabato e la domenica. A breve partirà un doposcuola e più in là aprirà una birreria. «A Milano vorrei che per i giovani si curassero anche i luoghi della cosiddetta normalità», sottolinea don Rigoldi, «e che le scuole, specie nelle periferie, fossero luoghi di cultura reale».

A qualche chilometro di distanza, nella zona della stazione Garibaldi, anche i giovani che frequentano il Deposito Bulk organizzano la loro cultura giovanile, diversa ma non opposta a quella di don Rigoldi. Il Bulk è un centro sociale in una ex scuola occupata da un anno, uno dei volti della cosiddetta "Milano antagonista". «Ma più che di antagonismo preferiamo parlare di reti solidali», dicono Michelangelo e Alioscia, 19 e 30 anni, «perché cerchiamo di dare risposte che non arrivano da nessun’altra parte. Il disagio dei giovani dei centri sociali è condiviso da un’area 300 volte più vasta».

Pochi mesi fa dal Bulk è partita l’occupazione di un edificio comunale abbandonato che si vorrebbe destinare a pensionato studentesco e ostello, a prezzi bassi. Ma le trattative con il Comune per il momento non vanno oltre il dialogo. «Milano la vivi se hai i soldi», rileva Alioscia. «È una città a senso unico: viva ed europea, ma solo per il business. Se tu vai in qualsiasi città d’Europa trovi un’attenzione ben diversa ai servizi sociali. Qui da noi, chi lavora tra la gente sono i centri sociali e gli oratori».

Rabbia e scontento verso una città e una cultura considerate più matrigne che madri sono palpabili, eppure – almeno al Bulk – non si respira l’empito rivoluzionario degli anni Settanta: «Il sistema economico non è reversibile», osserva Alioscia, «ma ci può essere un modo corretto di lavorare sulla città, un metodo per cui gli interessi dei cittadini prevalgano sul privato». Vista con gli occhi dei giovani, l’Europa è ancora lontana.

r.b.
   

I GIOVANI IN CIFRE

Alunni delle scuole dell’obbligo: 60.971; alunni delle superiori: 50.944; iscritti all’università: 182.724; laureati in un anno: 17.317. Iscritti alle civiche scuole secondarie: 27.807. Dati ’97 di MeglioMilano.

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